Balbi continua a frequentare per diversi anni il maestro Bortone conseguendo però il diploma di ragioniere e perito tecnico commerciale per mancanza nel suo paese di una scuola d'arte, intraprendendo in modo completamente autodidattico gli studi artistici e cercando di abbinare sempre le sue vacanze ad itinerari delle città d'arte e a manifestazioni culturali.
I suoi primi quarant'anni di vita sono fitti di viaggi nei cinque continenti, che vedono apprezzate le sue opere di pittura da collezionisti privati e da amici: ovunque, da Caracas a Hong Kong e Tokyo, da Sidney a Mosca, da Londra, Parigi e Berlino a Roma e Milano, da New York a San Francisco e Las Vegas, da Lisbona, Istanbul e Ankara a Shanghai, e in molte altre località europee. Ormai le sue opere parlano un linguaggio internazionale e l'italiano, sua madrelingua, gli pare stretto e ormai difficile da esprimere, poiché sente la necessità di comunicare in tedesco, in inglese, in francese, in spagnolo, in portoghese e in turco, a gesti e attraverso disegni, un vero comunicatore nato. Non si tratta di civetteria la sua, ma una smania di trasmettere, comunicare, condividere, donare, donarsi, che esprime attraverso la pittura. Ogni sua tela racconta un romanzo a colori, è un ritratto della sua stessa fantasia. Chiunque, di questo o di un altro universo, ne saprà apprezzare la naturalezza, la fantasia, l'originalità: il suo saper essere un'artista. Chiunque abbia già avuto modo di ammirare le sue ultime creazioni, ne rimane incantato, ammirare le opere del maestro Antonio Balbi è come fare un viaggio nei libri di Salgari. Nelle tele del maestro Antonio Balbi si legge la Divina Commedia di Dante, un viaggio attraverso l'inferno, il purgatorio e il paradiso. Dal 2000 Antonio è affetto da un tumore ipofisario, che lo ha trascinato in un vortice depressivo e che solo grazie all'amore per la sua famiglia e per l'arte continua a combattere quotidianamente , un amore ispirato alla sua vena artistica che ancora sente il bisogno di esprimere e che gli infonde una profonda forza di vivere. La maggior parte delle sue opere realizzate nel corso degli anni sono state devolute ad amici, studi medici, ospedali, fondazioni caritatevoli, tra le quali anche l'associazione UNICEF Italia, la Fondazione Bambini in Emergenza, l'Istituto Antoniano di Bologna, l'associazione Telethon, ed altre ancora.
Anche per esprimere tutto il suo ringraziamento per i suoi progressi di salute.

“Non c'è deserto peggiore che una vita senza amici……………”

Antonio Balbi
 

Autobiografia del maestro Balbi

Correva l'anno 1606, quando CARAVAGGIO, nel corso del suo esilio a Napoli e ospite fisso della famiglia GUARINO durante la mietitura e la vendemmia delle vaste tenute di Moio della Civitella nel CILENTO, scriveva nelle sue lettere: “In questi luoghi surreali trovo una quiete interiore, una forza di spirito indescrivibile, una frenesia di realizzare”. Questi anni, tra l'altro, saranno per l'artista molto fecondi di opere.
J.W.GOETHE, noto scrittore e viaggiatore tedesco di Francoforte Sul Meno, durante i suoi lunghi viaggi nel Bel Paese, ne rimase meravigliato, e sostando a lungo a Paestum nella primavera del 1787, in detta regione del CILENTO, si lasciò trasportare non solo dalla bellezza dei paesaggi ma anche dalla genuinità delle persone, di cui molte sue opere ne sono pregne.
Quando ANCEL KEYS - ricercatore americano – vi arrivò nel 1945, vi rimase per quarant'anni innamorandosi del paesaggio prima e studiandone poi la popolazione, cogliendo i segreti della longevità grazie al perfetto binomio di luogo incontaminato e sana alimentazione, esportandone la formula nel mondo scientifico. I più rinomati e prestigiosi ristoranti al mondo propongono ricette della cucina Cilentana (definita oggi da tutti i dietologi la “dieta mediterranea”).
Anche Pablo Neruda vi soggiornò e se ne innamorò, raccontando di questi paesaggi nelle sue poesie che inneggiano gli animi. E ancora R.QUENEAU, J.PREVERT, L.CARDARELLI, KANDISKY, DE MASI, DI GIACOMO, ma elencarli tutti risulta difficile: essi, infatti, sono solo alcune delle centinaia di persone che si sono innamorate del CILENTO.
Altri invece hanno ricevuto gli onori del natale in questa terra: il maestro Antonio Balbi nasce il 13 novembre 1964 a Roccagloriosa, e qualche tempo dopo l´UNESCO la dichiara patrimonio dell'umanità istituendo il parco montano e archeologico e l'area marina protetta del CILENTO.

Antonio, nato in un piccolo centro cilentano, che conta poco più di mille abitanti e dove tutti si conoscono per nome, con i quali si è mezzo parente o compare proprio come una “grande” famiglia, con quattro nonni, seicento zii e novecento cugini, lo vive quotidianamente, dalla nascita alla sua maturità. Per il giovane “Antoniuccio di Sciarpa” - così è ancora chiamato nel suo piccolo “grande” paese, in cui tutti vanno fieri di portare un soprannome per distinguersi gli uni dagli altri - non è stato difficile: riscoprirsi artista dentro già dai primi anni di vita, quando alle elementari il maestro Giovanni Calicchio faceva lezione, mentre Antoniuccio ideava abiti da sera e da sposa, sognando un giorno di vestire principesse e regine e proponendoli poi a casa alla madre Anna D´Adrea, sarta (dal 1949 allieva nell'atelier di Donna Prospera Caiafa, poi diplomata maestra di taglio e cucito e designer moda uomo-donna; nel 1957 incomincia ad insegnare a: Torre Orsaia, Roccagloriosa, Acquavena e Celle di Bulgheria (SA) fino al 1972, quando abbandonerà la sua professione per dedicarsi interamente alla famiglia). L´artista ancora in erba realizza tra il 1974 al 1980   capi con disegni a sfondo scolastico per sorelle, cugine, zie e per la stessa madre, sia abiti da cerimonia che da prima comunione, confezionati artigianalmente dalle esperte mani della Madre sarta che durante questi anni gli insegnò l'arte del taglio e del cucito, del designer di moda, trasmettendogli altresì la passione per la sana cucina mediterranea, per l'arte della panificazione, del casaro e per il gusto del Bello e instillandogli altri valori quali l'onestà, la semplicità, il rispetto per il prossimo, la fede cattolica e la gioia del vivere in armonia col prossimo. Il padre Carmine, fu allevatore di mucche e di figli (dieci legittimi), che oltre alla passione per la natura, per l'arte del commercio e dell'ingegnosità, gli trasmise il piacere di viaggiare e di scoprire sempre nuove cose, di arrangiarsi e di reinventarsi.
A soli 10 anni, nel 1974, durante uno dei suoi primi viaggi a Napoli insieme al padre Carmine, entrò in una cartoleria e lo convinse a comprargli una scatola di colori ad olio da sei tubetti e due tele da 60x60, rinunciando ad un paio di scarpe nuove di cui aveva bisogno. Proprio quella scatola di solamente sei tubetti, all'età di undici anni, gli aprì un mondo nuovo e fu subito magia: il colore che fuoriesce dal tubetto si mescola ad un altro da cui nascono tonalità e sfumature diverse, e tutto ad un tratto ti riscopri alchimista, creatore di una poesia a colori.
Il colore è il tuo motore, il pennello il tuo vettore, la tela il tuo universo, libero di viaggiare con la fantasia, trovandoti improvvisamente in un'altra dimensione, in una realtà parallela e scoprendo al tempo stesso gli infiniti modi di essere un creativo.
Dal 1975 al 1977 ha la fortuna di avere come insegnante di educazione artistica alle scuole medie il maestro Rosario Bortone da Camerota, che lo guida nelle varie tecniche di pittura e che gli fa conoscere le opere dei maestri dell'mpressionismo, i Macchiaioli, il neo-impressionismo, il cubismo, il fauvismo, e altre espressioni d'arte.